
Quando la natura si fa accoglienza e la solitudine condivisione
Si può iniziare il racconto di una storia e di una spedizione in solitaria dalle conclusioni? Forse sì. Ci sono voluti quasi dodici mesi di lavoro, soprattutto a livello ideale, per preparare INSPIRE. Avevo immaginato questa esplorazione come un’avventura nel senso classico ed il più possibile reale del termine: non troppo organizzata da un punto di vista programmatico, niente post su social networks o dirette durante le due settimane che hanno visto me e i miei cani percorre poco più di 330 chilometri traversando laghi ghiacciati, montagne, altipiani, villaggi, fitte foreste di conifere e betulle di parte di due regioni del centro Nord della Svezia fino ad arrivare all’inizio del cuore di quel vasto territorio chiamato Sàpmi.
INSPIRE mi ha fatto riflettere sul mio rapporto con la solitudine: necessaria per il mio spirito ma che trova senso e completezza nella condivisione dell’esperienza. Ed è per questo, probabilmente, che questa spedizione si è anche svolta all’insegna dell’ascolto e dell’accoglienza. Mi sono fatto viandante e nomade che in due occasioni – sulla strada dell’andata e del ritorno – ha bussato alla porta di due case di due villaggi. Nonostante fossi un perfetto estraneo, bardato con il mio parka e il cappello in pelli e pelo, i miei cani sempre vogliosi di percorrere la pista ma altrettanto desiderosi di riposare, le persone non hanno esitato ad aprirmi la propria casa offrendomi dell’acqua calda per me e i cani, una stufa, un letto e l’accoglienza di quegli ambienti domestici così semplici ma veri e vissuti. Non ero a disagio, né io né loro: dopo qualche scambio di parole con il mio non sempre fluente inglese, è come se ci si conoscesse da sempre. Hanno voluto conoscere la mia storia e quella dei miei cani. La storia di INSPIRE, del mio perché e del fatto che non avessi una méta precisa nel mio andare a Nord. Che volevo semplicemente perdermi in queste terre per poterle ascoltare e vivere.
La natura è per definizione accogliente: presta le sue distese – che siano d’erba o di neve – come giacigli su cui coricarsi e riposare. Essa si fa riparo, casa, rifugio. Molte delle persone che vivono al Nord e che basano la propria esistenza su un rapporto diretto con la natura non possono, per sillogistico ragionamento, non essere accoglienti. E questo, durante INSPIRE, l’ho potuto toccare con mano. In una società oramai sempre più succube dei “valori” e dei pilastri fondativi della Civiltà quali dominio, possesso e controllo che spingono gli esseri umani ad un egoismo narcisistico (talvolta ammantato e travestito di pietismo, perbenismo e buonismo “istituzionale”, filantropico e retorico), l’accoglienza imparata direttamente dalla Madre Terra diviene quindi il perfetto esempio della bellezza dello spirito dell’essere umano. E questa accoglienza, io e i miei cani, l’abbiamo trovata qui, tra le nevi e i ghiacci, da parte di coloro che vivono una vita al ritmo delle stagioni e in equilibrio con quanto li circonda. Rifletto su come i valori più veri e genuini oggi li si ritrovino nella semplicità di una vita vicina alla natura e che, per molti aspetti, dipenda ancora dalla natura stessa. L’accoglienza la si trova nei boschi, nei piccoli villaggi e non certo nelle grandi città o tra i “santoni” in giacca e cravatta che si aggirano tra uffici, palazzi e ricche istituzioni.

Una spedizione in solitaria acquisisce ancora più senso se lungo il percorso si creano occasioni di scambio, incontro, condivisione. Questo è un insegnamento che non voglio dimenticare.
I primi due giorni di INSPIRE sono stati allo stesso tempo magnifici ed impegnativi: oltre sei ore di slitta ciascuno partendo presto con temperature non tanto fredde con la minima di notte e di mattina che si attestava sui -15°. Sono stati due giorni e due notti impegnativi perché i giovani maschi come Askan e Den erano ancora molto inebriati e distratti dell’estro di Tayen. Durante tutta la spedizione, sono state poche le giornate in cui il termometro è sceso sotto i -20° ma purtroppo con molta umidità. Il freddo secco tipico di queste latitudini quest’anno ha lasciato spazio all’umidità e si è dimostrata subito un avversario ostico: io ne soffro molto e anche i cani. L’umidità aumenta la percezione del fretto, penetra nel corpo fino a sentirla nelle ossa lasciandoti una sensazione di bagnato costante, nonostante il movimento. Tra i miei cani, Den, Askan e Tayen sono quelli con meno sottopelo, quindi ho preferito farli dormire con il cappottino.
La neve è stata il sinonimo dell’imprevedibilità dell’esistenza e dell’inutilità di fare programmi: compatta e soffice, ghiacciata e friabile, bagnata da sprofondare fino al ginocchio e bagnarsi i piedi. Per questo, l’unica cosa che ho potuto fare è stata quella di affidarmi alla bravura dei miei cani. Anche quando la pista, davanti a noi, scompariva completamente e lasciava posto ad una distesa di trenta e più centimetri di neve fresca. Nello specifico, terminato un tratto in discesa e superato una piccola pineta siamo arrivati ad un lago da attraversare per raggiungere l’altra sponda. Ma nessuno – né una slitta, né una motoslitta – era ancora passato. Ho guardato Adi, sono andato da lui e gli ho detto “pensaci tu, dobbiamo andare dall’altra parte del lago”. E il mio piccolo leader (di statura, si intende, e non certo piccolo per tenacia, intelligenza e bravura) affiancato da Tayen, ha battuto la traccia assecondando i miei haw e gee. Questa è solo una delle molte volte in cui mi sono emozionato per la capacità dei miei cani di affrontare tratti complessi o inaspettati: sentieri resi angusti dalla presenza di rami, il ghiaccio dei laghi che – nell’ultima giornata di spedizione – iniziava a sciogliersi facendoci correre praticamente nell’acqua; la neve fresca sulle montagne dopo le nevicate; le corse nel vento e col vento. Per tutta la spedizione ho sempre saputo di poter contare sui miei compagni di viaggio: Adi, Tayen, Askan, Vittra, Den, Dolly, Ciuk, Indi e Tulku. Durante le giornate sulla slitta, sapere che la sera avremmo raggiunto una cabin, chiusa solo su tre lati ma con la possibilità di accendere un bel fuoco, era un pensiero che ridava forze ed energie. E poi, la sorpresa dei villaggi e dell’incontro con le persone che ci vivono: un regalo prezioso. Durante la strada del ritorno, fermarmi nuovamente a trovare le famiglie conosciute all’andata è stato ancora più bello, perché ho potuto raccontare quanto visto e vissuto nei giorni precedenti e, salutandoci per l’ultima volta, ci siamo augurati di rimanere in contatto. INSPIRE è stata una spedizione emotivamente molto intensa, ricca di momenti in cui mi sono commosso, anche per il semplice gesto di poter utilizzare una stufa o poter intravedere una aurora boreale di colore rosso accampato in cima ad una montagna.

Questa spedizione segna però la fine di un capitolo. Infatti, è stata l’ultima spedizione di Indi e Ciuk. Loro, con INSPIRE, terminano l’attività di cani da slitta. O meglio, si godranno una seconda fase della vita del cane da slitta, quella del cane di casa. Per loro ci saranno altre attività in compagnia: passeggiate, più occasioni sul divano, e perché no sul lettone.
Indi e Ciuk, soprattutto gli ultimi giorni, hanno accusato più degli altri la stanchezza fisica e mentale ma, pur riducendo l’efficacia di traino, non hanno mai smesso di trottare dimostrando di avere ancora molto cuore. Questo mio viaggio nel mondo dei cani da slitta è iniziato proprio grazie a Indi, il giorno in cui è arrivato nella mia vita. A lui devo molto e, ora che sta invecchiando, immagino per lui una vita altrettanto lunga e attiva nonostante lontana dal traino di una slitta. E che dire degli altri cani? Dolly è stata laboriosa e sempre presente, sia in team che in wheel; Tulku, un piccolo trattore che non ha mai accusato il colpo e ha sempre tirato con entusiasmo la slitta in wheel dall’inizio alla fine; una slitta che alla partenza pesava – con me sopra – poco più di 180 kg. Den è il mio cane dal buon ritmo di trotto, sia in team sia wheel, sia in coppia sia da solo: un gran lavoratore; Askan e Vittra, giovani, intraprendenti e spensierati hanno fatto sì che le nostre giornate (e nottate) fossero sempre all’insegna dell’esuberanza e del ‘chiacchiericcio’. Nonostante la loro giovane età non hanno mai mostrato il minimo segno di cedimento mentale e fino all’ultimo giorno, che fossero in swing o, come nel caso di Askan, in lead, hanno mantenuto il traino regolare, anche se Vittra qualche volta era più concentrata a stanare e inseguire con lo sguardo i galli cedroni che sbucavano dal sottobosco. Tayen è stata eccezionale, una co-leader di esperienza ormai, soprattutto in questo tipo di spedizioni. Ed infine Adi: che dire di Adi? Un cane, il mio leader, che vorrei non invecchiasse mai. È quel cane che ti dà la sicurezza nel momento del bisogno o nella difficoltà, quel cane che trasmette tranquillità là davanti, perché so di poter sempre contare su di lui. Due settimane sempre in lead, sempre concentrato, sempre “sul pezzo”. A lui va il mio grazie con l’encomio poiché ci ha guidato come meglio non potevo sperare.

INSPIRE è andata come me la immaginavo, pur non avendo organizzato nulla lungo il nostro esplorare, solo la bussola che puntava a Nord. È stato un modo per vivere davvero questi luoghi senza alcun tipo di filtro e preconcetto, soprattutto tecnologico. Ogni giorno presunti esploratori partono per sedicenti spedizioni con un peso di tecnologia enorme a cui pensare, ansia di documentare in diretta sui social, aggeggi per garantire connessioni internet continue perché guai a perdere un giorno di posts e storie o perché il tracciamento della propria posizione deve essere istantaneo e/o dimostrabile. Tutto questo, in realtà, uccide l’avventura. Un’avventura fatta di sensazioni, di emozioni, di stupore innanzi all’imprevisto e all’accettazione dei propri limiti. Sì, perché INSPIRE e la natura silenziosa che ha ospitato i nostri passi e lo scivolare dei pattini della nostra slitta, ha ribadito questo concetto fondamentale: i limiti non vanno superati, nemmeno per la gloria di un’avventura, di una spedizione o di una presunta ‘impresa’ (come non sopporto la parola ‘impresa’ accostata alle spedizioni moderne). I limiti definiscono chi siamo nel profondo del nostro essere e raccontano la bellezza della nostra diversità. Volerli superare, aggirare, abbattere significa non riconoscere chi siamo, cosa siamo e quale è il nostro posto nel mondo; significa non avere la maturità e la coscienza di accettare se stessi. Vivendo e osservando la natura e la vita che abita le sue viscere mi accorgo come ogni creatura conosca i propri limiti, li assecondi e per questo prosegua il suo cammino in un’esistenza in equilibrio con la Madre Terra. INSPIRE mi ha ispirato e soprattutto mi sono lasciato inspirare, ossia ho permesso alle impressioni di penetrarmi nel profondo e arricchirmi. Cercherò di farne tesoro, per evitare errori fatti in passato che non appartengono certo al mio animo.
Dopo aver alternato giorni di slitta a giorni di riposo, soprattutto nella marcia di ritorno, negli ultimi giorni di spedizione il tempo ha iniziato un drastico cambiamento con un innalzamento improvviso delle temperature fino a 5° di massima e una minima che non scendeva sotto i -3°, arrivando l’ultima notte a non scendere nemmeno sotto lo 0°. Queste condizioni mi hanno spinto a valutare un rientro rapido e anticipato rispetto a quanto avevo in mente. La conferma definitiva di questa scelta è stata data dalla pioggia: la neve ha iniziato “a mollare”, fino addirittura a sciogliersi. In una notte sono spariti 25 cm di neve, con il ghiaccio di laghi e delle torbiere che cominciava a sciogliersi ed essere sormontato da uno strato di acqua. Così, ci siamo diretti immediatamente verso la casa degli amici Nicole e Niklas, che avevo eletto come avamposto e che nei venti giorni antecedenti la partenza per INSPIRE è stata la nostra base per i preparativi. L’ultimo giorno abbiamo percorso circa 65 chilometri in un sol colpo per raggiungerla, non volendo rischiare di prendere altra pioggia e che lo stato del manto nevoso e del ghiaccio peggiorasse ulteriormente. Anche in questo ultimo sforzo, i cani – questa volta guidati da Askan in lead insieme all’indispensabile Adi – hanno dimostrato tutto il loro cuore e forza d’animo. Non lo nascondo, finito di attraversare l’ultimo lago, a pochi chilometri dal termine della nostra esplorazione, ho fermato la slitta e ho abbracciato e ringraziato ogni singolo cane, non solo per l’entusiasmante esperienza ma per la meravigliosa vita che ogni giorno mi regalano. La loro amicizia incondizionata illumina anche le mie giornate più buie.
INSPIRE è stata solitudine, avventura, incontro, ospitalità. È stata la scoperta viscerale e spirituale di una terra vasta con la sua gente e il suo paesaggio. INSPIRE mi ha insegnato a farmi nomade e, durante le molte ore passate in slitta, più di una volta mi sono venuti in mente questi versi sparsi di una canzone di Franco Battiato: “Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità, nelle nebbie del nord e nei tumulti delle civiltà… Come uno straniero non sento legami di sentimento. E me ne andrò dalle città, nell’attesa del risveglio… I viandanti vanno in cerca di ospitalità, nei villaggi assolati e nei bassifondi dell’immensità. E si addormentano sopra i guanciali della terra. Forestiero che cerchi la dimensione insondabile, la troverai fuori città, alla fine della strada”.


In una delle pagine del mio diario scrivo queste righe: la Natura è accoglienza. Certo, con le sue regole e le sue norme ma è anzitutto accoglienza disinteressata. Quello che sto esplorando non è solo un luogo fisico ma anche il mio interiore emozionale. Mi sto arricchendo. Non so dove questo mi porterà ma è un lungo viaggio che voglio vivere. […] Mi sento appagato; sono contento e sto vivendo davvero. Oh, sono così orgoglioso dei miei cani, nonostante i loro limiti… hanno mostrato grande dignità nell’affrontare INSPIRE. Qui, in questa natura benedetta, l’inutile e il superfluo perdono di importanza: sono rarefatti ad un niente. Se spengo la luce della frontale sono immerso nel buio più totale. La luna piena delle scorse notti è solo un ricordo e con il cielo coperto da una velatura di nubi la notte ci abbraccia. Che ne sarà di me?
A te, che stai leggendo, auguro di poterti lasciar trasportare dalla corrente, ispirare dalla natura e inspirare dentro di te le bellezze che la Madre Terra ha in servo per ciascuno di noi. Come sarebbe bello ritornare ad una vita più semplice, vero?
Ringraziamenti
INSPIRE Associazione Culturale Jaranga’s Expedition 2025
. Un grande ringraziamento a chi ci ha fornito supporto logistico e amicizia: Nicole e Niklas di In I Norden. Presso la loro cabin e casa ho trovato un luogo perfetto per poter preparare me e i cani prima di INSPIRE e riposarci al termine della stessa. Inoltre, alle loro cure ho affidato il piccolo Kaufiaq durante le due settimane di spedizione. Niklas mi ha dimostrato grande amicizia e vicinanza venendomi a trovare in motoslitta una sera mentre ero fuori già da alcuni giorni, per bere un caffè insieme intorno al fuoco e portandomi anche razioni extra di alcool per il fuoco e cibo per i cani.
. Un grazie per il sostegno e per la vicinanza delle socie e dei soci della nostra Associazione Culturale Jaranga.
. Un grazie a quanti hanno fatto una donazione liberale credendo nel progetto e in INSPIRE: Ati Gas, Ristorante Bar IL CAVALLINO di Vezza d’Oglio e Alessandro L.
. Un sincero ringraziamento ad Erika ed Erik e alla loro famiglia, in particolare alla piccola Lovisa che mi ha donato un bellissimo disegno, per l’ospitalità che abbiamo ricevuto durante la spedizione e l’affetto dimostrato verso di me e i miei cani.
. Un grazie ad Erica e Tom che ci hanno accolto e ospitato permettendo ai miei cani un meritato riposo presso la loro casa (nonché B&B Yermikay); grazie a loro ho anche fatto la conoscenza di persone straordinarie quali Ilonka, Josè, Paul e i loro cani da slitta.
. Un grazie al Dr. Claudio Gianquinto, veterinario che ormai da dieci anni segue e visita i miei cani. Grazie anche alla veterinaria Dr.ssa Giorgia Casagrande che nei giorni antecedenti INSPIRE e durante la stessa non ha mancato la sua vicinanza dispensandomi preziosi consigli per mantenere i cani nelle condizioni ottimali durante tutto il nostro esplorare.
. Grazie ai miei Partners personali, che da tanti anni credono in ciò che porto avanti con il mio progetto e mi accompagnano ovunque, sempre.
. Grazie alla mia famiglia e alle persone che amo.
I nomi dei soci e di chi ha contribuito a INSPIRE, sono stati incisi su un pezzo di legno che è stato lasciato in prossimità dell’ultimo lago raggiunto nella nostro tragitto verso Nord.











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