THE WAY – UN NUOVO INIZIO

Penso che The Way mi abbia cambiato. Ha cambiato me, i miei cani, il mio rapporto con loro e il loro rapporto con me. The Way segna visceralmente un altro inizio della mia vita. Ha cambiato la percezione che ho delle interconnessioni tra esseri viventi e non; ha cambiato e radicalizzato in me la visione di una natura sovrana, con leggi chiare, limpide, vere. L’essere umano è tremendamente piccolo e insignificante per l’esistenza di questo piccolo pallino blu disperso nella Via Lattea. Non si scampa: o si è con la natura o si è con la Civiltà. Non ci si può nascondere o sottrarre da questo schieramento.

The Way è stato tutto e il contrario di tutto. Ogni programma saltato; ogni piano e itinerario completamente rivisto. Parte della pulka che avevo con me alla mia prima partenza ha subito dei danni tali da diventare inutilizzabile. Anche la slitta e il mio carico iniziale di provviste per i giorni programmati si sono dovuti arrendere al meteo, al clima, agli imprevisti ed adattarsi ad un nuovo inizio. D’altronde, la natura non chiede nulla all’essere umano se non una cosa: la capacità di adattamento. Invece, soprattutto l’Uomo della Civiltà, manipola e plasma la natura a sua immagine e somiglianza, come un nuovo dio, rompendo ogni equilibrio, ogni legge, ogni norma.

Non posso non pensare alle persone che mi hanno aiutato, quando sono dovuto rientrare dopo i primi due giorni causa problemi e maltempo, e dato un alloggio a me e ai cani per permettermi di riparare quanto si era danneggiato e così poter ripartire per la nostra spedizione. A ben guardare, anche questo è stato The Way: la possibilità di arricchirmi conoscendo persone solidali e altruiste.

A pochi giorni dalla ripartenza, la gente locale si avvicinava un poco curiosa ai miei cani venuti da lontano. Sei paia di occhi e orecchie attenti ad ogni dettaglio di una terra così diversa da quella di origine, sei nasi rivolti in alto in direzione del vento. Sei cuori in trepidante attesa di partire, di percorrere sentieri che conducono ad orizzonti senza confini e barriere. Persone silenziose, quelle conosciute, ma dallo sguardo attento. Svolgono le loro attività quotidiane con cadenze strettamente legate alla luce e alle condizioni climatiche, senza fretta, senza pretese. Scrutano me e i cani, ogni tanto si avvicinano dicendo “freddo oggi” oppure “sarà dura là fuori in questa stagione”. “Questa potrebbe servirti, te la presto”, e mi vedo appoggiata sulla slitta una grossa pelle di renna.

L’immenso bianco, che nasconde in sé ogni sfumatura di colore, si estende fin dove lo sguardo riesce ad arrivare, lasciando poi spazio al cielo. Il vento è presenza costante che sferza o accarezza in base al temperamento della giornata: sono i suoi luoghi, è la sua casa. E poi quelle luci: manifestazione così forte da commuovere anche l’animo più distratto. Vie di luce in continuo mutamento si snodano nel cielo notturno con un ritmo incomprensibile all’occhio umano: è lo spirito della terra che si rivela in una danza silenziosa e imprevedibile nelle notti serene dell’artico. Le chiamano “Luci del Nord”.

The Way mi ha cambiato. Il mutamento, la metamorfosi: principio basilare per ogni adattamento. E quanta fatica fa a cambiare l’essere umano della Civiltà, proprio perché incapace di adattarsi.

I miei cani ed io abbiamo conosciuto la durezza e l’asprezza dell’artico: venti, bufere, nevicate e ghiaccio hanno accompagnato i giorni di spedizione. Un solo e singolo giorno di bel tempo per apprezzare la ricchezza della luce solare. Adi, Tayen, Tulku, Dolly, Indi e Ciuk sono stati i miei occhi, i miei arti, la mia mente. A loro mi sono affidato nei momenti di difficoltà, quando la visibilità era pressoché nulla e la bufera ci impediva di raggiungere il luogo adatto per montare la tenda. Ad Adi va un encomio: siberiano bistrattato dagli “esperti” della razza e delle competizioni solo per la sua piccola statura. È invece un cane da un grande cuore, un cane pensante, che nel pieno dell’ondata più forte e violenta di mal tempo non ha esitato a prendere su di sé la responsabilità di tutti noi, assecondando il suo istinto e portandoci giù da quelle montagne, dandomi così la possibilità di montare la tenda, nostra jaranga, che mai come in quei giorni è stato rifugio accogliente per tutti.

The Way è stata la notte all’addiaccio con i miei cani, coperti dalla neve, in cui abbiamo dovuto far fronte ai forti venti che imperversavano su di noi e sulla slitta: quindici ore nel sacco a pelo, cercando di rimanere sveglio il più possibile per mantenere in movimento mani, piedi e dita. Rivedo davanti a me la piccola cabin d’emergenza, trovata il giorno seguente, che mi ha regalato il tepore del fuoco, avendo così modo di asciugare l’attrezzatura bagnata nella notte passata a dormire sotto la coltre nevosa.

I momenti in tenda, stanchi e soddisfatti, in cui non ho mai risparmiato carezze e complimenti ai miei prodi amici, perché anche per loro l’artico è stato una grande prova. Eppure, anche con un certo stupore da parte mia, non hanno mai mostrato cedimenti psicologici o fisici; certo, durante la bufera sono sembrati un poco spiazzati, ma solo all’inizio. Ai miei cani non potevo chiedere di più: mi hanno guidato verso quello che ho cominciato a chiamare il nostro sogno ai confini di un mondo.

Quando in slitta, attraversando laghi ghiacciati, ho visto le tende e le piccole capanne in legno dei Sami (vuote perché abitate prevalentemente in primavere ed estate) ho percepito con più forza come la natura lì, tra quelle valli e quelle montagne, tra quegli altopiani e quelle distese bianche, scandisca e decida il ritmo della vita di ogni vivente, dagli animali agli esseri umani. Ogni cosa lì è figlia di quel luogo e ogni cosa a quel luogo così duro e aspro deve la vita. Il territorio, l’ambiente, la natura vengono prima di qualsiasi altro profitto od interesse. Credo di non avere solo attraversato una piccola parte di circolo polare artico: l’ho proprio visto, toccato, vissuto.

La solitudine è stata molta: superando i passi, attraversando piane e foreste di piccole betulle, tra gli occhi discreti di uccelli e alci. La solitudine è stata onnipresente, a tratti gioiosa e a tratti opprimente. La sensazione di essere l’unico essere umano nel raggio di decine e decine di chilometri spesso è stata lacerante: in alcuni momenti avrei pagato oro per sentire la voce di un amico, di un famigliare. La gioia di imbattermi in due viaggiatori ha creato un enorme beneficio, concedendomi alcune ore di incontro, dialogo, e confronto. Le sfortune (o le fortune che mi hanno permesso una maggior immersione in quella terra) non hanno risparmiato nemmeno i miei “orpelli” tecnologici: il satellitare ha smesso fin da subito di funzionare. Forse un segnale che là fuori la Civiltà e i suoi vizi sono vacuità totale.

Prima di partire, i pochissimi amici fidati che erano stati al Nord mi avevano messo in guardia: quel posto ti cambierà. The Way mi ha cambiato: come essere umano, come esploratore, come spirito vagante in cerca di risposte, come osservatore del mondo. Nella durezza dell’esperienza vissuta insieme ai miei cani, posso affermare con una discreta sicurezza che ho compreso l’importanza dello “spogliarsi”: dobbiamo liberarci di molte delle inutilità materiali. Posso considerare The Way come la più vera metafora della vita che io abbia mai conosciuto.

The Way è stata la Via, il nostro nuovo inizio. The Way: perché dove finisce la Civiltà incomincia la Libertà.

2 risposte a "THE WAY – UN NUOVO INIZIO"

  1. Grazie 🙏 di avermi dato la possibilità di seguire il tuo Way, che lascia senz’altro tracce nel mio cuore! Ogni uno deve trovare il suo Way per contribuire alla salvezza del tesoro universale- il nostro pianeta! Ti auguro ogni bene!

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