ALBA IMAGO 2021: esplorando un sogno bianco

In dieci giorni di autosufficienza, in una zona oscillante tra i 1800 e i 2100 mt di quota sulle Alpi Orientali, ho imparato a conoscere e soprattutto a rispettare delle montagne maestose. Prepararsi al meglio per queste esperienze è importante: uscite su terra e su neve, stimoli agli eventuali imprevisti, materiali ed attrezzature. In ogni esplorazione, il fattore mentale è fondamentale: sia per i cani che per il sottoscritto è un aspetto che cerco di curare molto.

Le previsioni per i primi giorni non erano particolarmente favorevoli: forte vento, nevicate e freddo sono state i nostri compagni di viaggio. Così, svegliarsi la mattina e vedere fuori dalla tenda la slitta coperta dalla neve, ogni segno di tracce ed eventuali sentieri svaniti e completamente ricoperti da decine e decine di centimetri di neve fresca stava diventando un’abitudine. Le temperature, giorno dopo giorno, si sono fatte più rigide, soprattutto con l’attenuarsi del brutto tempo e l’avvicinarsi di giornate limpide e soleggiate: dai -10°C ai -23°C (quest’ultima registrata in tre notti/mattine). Da un punto di vista tecnico è stata un’occasione per mettere in pratica l’esperienza già accumulata e apprendere nuove informazioni su come poter migliorare attrezzatura e preparazione. Le difficoltà, non solo climatiche, impongono una grande umiltà di ascolto dell’altro – una persona, un animale, un elemento naturale – per essere accolte e superate. L’attenzione nel preparare i pasti, con fornello per sciogliere la neve e scaldare crocchette e cibo disidratato, è divenuto un rito che aveva in sé degli elementi laicamente sacri. La tenda, moderna Jaranga, è stata il nostro riparo: mentre scrivevo alcune note sul mio libretto di appunti, i cani sdraiati ai lati del sacco a pelo cercavano di tanto in tanto una carezza.

Non so di preciso quanti chilometri abbiamo percorso; quello che posso dire è che la qualità del dislivello è stata notevole, muovendoci e facendo ogni giorno, racchiusi in pochi chilometri, tra dislivelli positivi e negativi, centinaia di metri. Sicuramente le giornate trascorse in quota, nel cuore pulsante del bianco, sono quelle che più hanno rappresentato un valore significante. Sono i giorni in cui ho ripensato alle difficoltà psicologiche e fisiche (considerando anche i 100 kg di peso del toboga, la nostra slitta) per raggiungere, nella neve alta, quelle cime. Il percorso è stato catartico: dall’abisso del non vedere nulla se non per un raggio di poche decine di metri, alla luce del giorno che prende forma nella tenda all’alba. 

Simbolicamente, come ho detto sin dall’annuncio di questa esperienza, è stata un’esplorazione che si può definire della speranza, nella misura in cui le difficoltà che circondano l’esistere quotidiano di ciascuno di noi debbano sempre essere affrontate con fermezza, serenità e lucidità di coscienza. La speranza in un sogno o progetto da realizzare, è questa “alba imago” (immagine/sogno bianco) che deve continuare ad illuminare i nostri orizzonti. Viviamo in tempi difficili, e in un certo senso oscuri, ma queste luci, che proiettano la fiamma del nostro spirito verso linee verticali ascensionali, debbono trasmetterci la forza per andare avanti; esattamente come l’immagine di quelle cime che, anche se non visibili, percepivamo essere innanzi a noi a darci lo slancio nel proseguire attraverso le difficoltà dei primi giorni. In vetta, il sorprendente regalo immateriale di un’alba: un calore emozionale in quelle fredde giornate.

Adi, il mio piccolo e tenace leader, non ha mai mollato un giorno mantenendo vivo l’interesse di quel desire to run, tipico dei cani da slitta, in tutta la mia ristretta muta. Tulku, fratello di Adi, con la sua spensierata esuberanza e azzardata ricerca di quell’allungo che non sempre arrivava, movimentava ogni singolo chilometro. Ciuk, che nella neve è particolarmente a suo agio, ha rappresentato un ‘motore’ costante e potente, soprattutto sulle pendenze più impegnative. Indi si fa valere: non è certamente il mio miglior cane da slitta, ma sa di essere il mio migliore amico. Questa sua consapevolezza fa sì che inserisca in ogni sua azione di traino, oltre alla notevole forza fisica, anche tanto ‘cuore’. 

Tanti sono stati, nelle sere trascorse in tenda con i miei cani, o nelle pause pomeridiane passate a rifocillarci, le riflessioni sull’assurdo concetto di superamento del limite del proprio sé imposto dalla società mondana; sulla montagna e il suo rapporto/scontro con un turismo che vuole essere sostenibile risultando invece sempre più invasivo e traumatizzante. Il rapporto uomo-natura, che forse non è mai stato paradossalmente così forte come in questo secolo, ha portato l’uomo stesso a rappresentare una minaccia per l’ambiente: mi riferisco alla costante insistenza nella ricerca di una connessione con la natura, quando sarebbe viceversa opportuno dis-connettersi da essa e rimettersi consapevolmente in ascolto. Di tutto ciò torneremo certamente a parlare e scrivere più approfonditamente nelle prossime settimane. 

Alba Imago si è fisicamente conclusa eppure, proprio per il suo significato e per ciò che simboleggia, almeno per me, è appena incominciata. Alba Imago è nel nostro quotidiano, poiché costituisce quella speranza nei sogni che alimenta le nostre giornate, proprio come la luce bianca in cima alle magnifiche vette dei candidi monti esplorati.

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Nota a margine. Ringrazio di cuore un grande amico per il prezioso aiuto nel portare a termine questa esplorazione: una persona che stimo, sia per il suo lavoro con i cani sia per le sue qualità umane.

 


ALBA IMAGO 2021

exploring a white dream

 

In the span of ten days of self-sufficiency, in an area ranging between 1800-2100 meters of altitude in the Eastern Alps, I got to know and, above all, learned to respect those majestic mountains. Thorough preparation for these experiences is important: training sessions on dryland and snow, learning reactions to unforeseen events as well as material and equipment testing. In every exploration, the mental factor is fundamental: both for the dogs and for myself, it is an aspect that I try to take care of a lot.

The weather forecast for the first few days was not particularly favourable: strong wind, heavy snowfall and cold temperatures were our traveling companions. Waking up to find the tent and the sled covered by snow and any sign of tracks or possible paths vanished underneath tens of centimetres of fresh snow was becoming a habit. Day after day, the temperatures dropped from -10°C to -23°C (the latter was recorded on three nights/mornings), just as the bad weather subsided, making way for clear and sunny days. From a technical point of view, it was a chance to put into practice what I had learned and understand how my equipment and preparation could be improved. In order to embrace and overcome the various challenges, which range well beyond climatic ones, we are pushed to humbly listen to one another – people, animals and elements of nature alike. Carefully preparing meals with a stove to melt the snow and heat up croquettes and dehydrated food soon became a secularly sacred ritual. The tent – our modern Jaranga – was our shelter: as I wrote in my notebook, the dogs lay beside me and wanted to be cuddled every now and then.

I do not know how many kilometres we covered exactly, but what I can say is that the difference in altitude was remarkable. Every day as we travelled, we ascended and descended hundreds of meters within just a few kilometres. The days we spent at high altitude in the heart of the white mountains were surely the most meaningful. Those were the days in which I reflected on the physical and psychological challenges to reach those peaks despite the high snow and the toboggan which weighed 100 kg. The journey was cathartic as we moved from the abyss, with a visibility of less than a few dozen metres, to the light of day shining through our tent at dawn. 

Symbolically, as I have said since the announcement of this experience, this exploration can be characterised by hope. The troubles in our daily lives should always be faced with firmness, serenity and clear-sightedness. The hope for a dream or a project to be fulfilled is what “alba imago” (white image/dream) is all about and is what must continue to illuminate our horizons. Through the darkness of the difficult times we are living through, these lights project the flame of our spirit towards vertical ascending lines and must give us the strength to go on; just like the image of the mountain peaks which, though invisible, we perceived to be in front of us and gave us the impetus to persevere, despite the difficulties of the first few days. On the summit, the wonderful gift of sunrise offered an emotional warmth in those cold days.

Adi, my little but tenacious leader, never gave up and kept alive the desire to run, typical of sled dogs, in all the members of my small pack. Tulku, Adi’s brother, animated every single kilometre with his carefree exuberance and daring efforts to keep a quick rhythm. Ciuk, who is particularly at ease in the snow, was a constant powerful ‘engine’, especially on the most challenging slopes. Indi is not my best sled dog, but he knows he is my best friend, so that in addition to his considerable physical strength, he always puts his heart into every action.

During the many evenings spent in the tent with my dogs and during the afternoon breaks, I had time to reflect on the absurd concept imposed by modern society to go beyond our limits as well as on the mountain’s relationship with a tourism that strives to be sustainable but that ends up being invasive and traumatic. The relationship between man and nature has perhaps never been as paradoxically close as it is in this century and has led humans to become a threat to the environment: I am referring to the constant insistence on seeking a connection with nature, when it would be better to disconnect from and attentively listen to it instead. We will certainly come back to talk and write more about all of this in the coming weeks.

While Alba Imago has physically come to an end, it is a symbol of something that, for me at least, has just begun. Alba Imago is in our daily lives. It represents the hope in the dreams that fuel our days, just like the light atop the magnificent white peaks of the mountains explored.

On a side note: I would like to sincerely thank a dear friend of mine for his invaluable help in carrying out this exploration. He is a person I admire, both for his work with dogs and for his qualities as a person.

8 risposte a "ALBA IMAGO 2021: esplorando un sogno bianco"

  1. In questa esplorazione si sente L’Eco della Natura, tu sei portavoce di Essa.
    Preparare coraggio, mente, volontà e forza fisica ad affrontare questo viaggio va oltre ogni comune progetto.
    Grazie di averlo condiviso ✨

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  2. Che esperienza fantastica. Credo sia nei sogni di tutti i compagni di vita degli husky, ma pochi abbiano davvero il coraggio di lanciarsi nel bianco infinito . Congratulazioni al tuo meraviglioso team e a te.

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