Occorre davvero lottare contro i cambiamenti climatici?

Dobbiamo risolvere i cambiamenti climatici”. “I cambiamenti climatici vanno arginati”. “Dobbiamo cercare soluzioni sostenibili ed ecologiche per poter sconfiggere i cambiamenti climatici”. “Per contrastare i cambiamenti climatici l’economia deve essere sostenibile, il consumismo anche, la produzione commerciale ed industriale devono essere eco-compatibili, i trasposti eco-friendly e green”. Questa carrellata di frasi fa parte delle tante che ripetutamente sentiamo da quanti cercano di battersi per un ‘mondo migliore’ contrastando i cambiamenti climatici.

Non c’è alcun dubbio che buona parte degli scompensi climatici siano opera dell’azione dell’essere umano, ma tale azione nefasta non è cosa degli ultimi duecento anni, bensì si protrae da millenni. Ad esempio, la prima forma di devastazione operata dall’essere umano nei confronti della Terra è stata la creazione dell’agricoltura e del sistema agricolo diecimila anni fa.

La Civiltà ha, da allora, sviluppato se stessa fagocitando tutto e tutti, per acquisire controllo, potere e dominio: essa è peggio di un qualsiasi Kronos, poiché non divora solo i suoi “figli”, ossia “l’umanità civile”, ma ogni forma di vita. La Civiltà, cioè la società della domesticazione, si erge su un imponente piedistallo fatto di superiorità ego-antropocentrica, burocrazia, gerarchia, competizione, forme coercitive di controllo sugli esseri umani (democrazie, dittature, monarchie, ecc.); essa schiavizza tramite l’invenzione di concetti quali il lavoro e il tempo. La natura diviene il parco giochi per attività tra le più disparate: sfruttamento, estrazione di risorse che si credono illimitate, considerare necessariamente tutto come un prodotto, economicizzazione e mercificazione del creato. Vi è il continuo desiderio, ormai quasi divenuto nostra prerogativa genetica, di inseguire un idolatrico progresso ad ogni costo. Tutti noi siamo imbrigliati in questo fango purulento che taluni faticano a togliersi di dosso, mentre altri nemmeno riconoscono come tale. Cosa aspettiamo nell’identificare il problema nella Civiltà e non nei cambiamenti climatici?

Sono arrivato alla conclusione che ciò che noi chiamiamo cambiamenti climatici non sia altro che la risposta della Madre Terra alle nostre nefandezze e alla nostra modalità di vedere e approcciarci ad essa. I cambiamenti climatici non sono la conseguenza dell’atteggiamento e delle azioni degenerate che la civilizzazione compie alla Terra, bensì la reazione – da parte di nostra Madre – a folli comportamenti. È uno scontro-confronto aperto, aspro, duro, fermo, contro l’antropocentrismo civilizzatore. In questa lotta, tutti noi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: con la Natura o con la Civiltà. Non dobbiamo muoverci per salvare alcun Pianeta Terra, poiché noi non ne siamo i proprietari: la Terra si sta salvando da sé e lo sta facendo egregiamente. Quello che ancora non abbiamo compreso è che occorre salvare l’essere umano dalla Civiltà: gli esseri umani debbono recuperare le loro radici e tornare all’origine poiché, come insegnano i Popoli dell’Umanità Tradizionale, che i Lakota chiamano Popoli Naturali, della Terra siamo semplici custodi e non sovrani-padroni. La Madre Terra si sta adoperando per sistemare ogni cosa per ripristinare l’equilibrio perduto; per la Civiltà e la sua umanità non vi sarà posto in questo equilibrio ripristinato e ciò è sicuramente un bene per la Terra stessa.

Coloro che si adoperano a contrastare i cambiamenti climatici propongono soluzioni che, alla lunga, risulteranno dei palliativi volti al mantenimento dell’odierno stile di vita civile semplicemente e illusoriamente con un minor impatto ambientale; si crede che sia possibile trasformare – o compiere una transizione – la nostra gabbia in una gabbia accogliente, green, piacevole, ecologica: ma pur sempre di gabbia si tratta. Perché accontentarci di una gabbia di lusso quando potremmo aspirare alla libertà?

Negli ultimi anni, enormi sforzi – mediatici, economici, istituzionali, intellettuali, tecnologici, scientifici, politici – sono stati fatti per contrastare i cambiamenti climatici: quante illusioni frutto del classico delirio di onnipotenza umano.

Facciamo finta che si arrivi ad eliminare le emissioni di CO2, che i combustibili fossili vengano dismessi e non adoperati più, che il riciclo e la raccolta differenziata siano un circolo virtuoso al 100%, che tutti i programmi di eco-sostenibilità propagandati dalle Nazioni della Civiltà vengano attuati, che le città diventino sostenibili. Immaginiamo che tutto ciò si verifichi: tutti i problemi climatici, ecologici e ambientali verranno risolti? Non ho timore a dare la risposta…e la risposta è no! Se dovesse verificarsi tutto quello che ho elencato, non cambierà ugualmente nulla poiché l’unica cosa auspicabile da fare non viene presa in considerazione: acquisire consapevolezza che l’unico problema da risolvere si chiama Civiltà e, di conseguenza, percorrere un cammino verso la risoluzione di tale annosa problematica. Dovremmo incominciare ad allargare la discussione verso orizzonti più ampi e considerare i cambiamenti climatici come l’arma che la Madre Terra utilizza per contrastare la Civiltà; rimettere in discussione il nostro rapporto quotidiano con la Terra, essere senziente, dotato di coscienza ed energia vitale; rivalutare il nostro rapporto con animali, vegetali, minerali, acque. Su questo pianeta siamo una piccola Parte di un Tutto più grande. Non basterà passare da un’auto a motore a scoppio ad una elettrica per cambiare le cose: si prolungherà semplicemente l’agonia di qualche decennio.

Concentrandoci sulla lotta ai cambiamenti climatici, anche se in buona fede, ci stiamo nuovamente schierando dalla parte sbagliata della barricata: anziché operare per sgretolare dall’interno la Grande Macchina della Civiltà, consideriamo come possibile uno stile di vita Civile in equilibrio con la natura che ci vede però continuamente dediti al controllo e al possesso della Terra.

Perpetrare questo è sintomi di miopia e annichilimento della Coscienza; è ostinarsi a non vedere come tutto il nostro impianto di vita, i rapporti, la nostra mentalità siano completamente atrofizzati e chiusi. Continuare lungo la rotta tracciata e non comprendere che la Civiltà è il problema significa escludere la Natura e la sua Legge dalle nostre vite.

Che errore è stato allontanarsi dalla natura! Nella sua varietà, nella sua bellezza, nella sua crudeltà, nella sua infinita, ineguagliabile grandezza c’è tutto il senso della vita, scriveva nel 1990 Tiziano Terzani.

Dobbiamo scegliere: dalla parte della Madre Terra o quella della Civiltà. Ora o mai più. Ed è una scelta su cui occorre riflettere profondamente. Non dobbiamo modificare il nostro stile di vita per renderlo meno impattante, occorre annullarlo e reinventarne uno nuovo: rivoluzionario, ossia collaborare per ritornare all’origine in dialogo con ogni elemento vivente, dalle piante agli animali, alle rocce ai corsi d’acqua.

Come fare per iniziare a mettere in discussione e minare le fondamenta della Civiltà? Per prima cosa, incominciare ad acquisire consapevolezza del problema e cercare la possibile via di fuga. Si potrebbe delegittimare ogni forma di gerarchia e potere – pubblico o privato che sia –, statale e parastatale, politico e istituzionale attraverso un metodo semplice: la non partecipazione. Iniziamo con compiere azioni atte a far collassare l’impianto consumistico e capitalistico della Civiltà cessando di foraggiarlo con acquisti e consumi poiché, come scriveva sempre Tiziano Terzani, “il consumismo, l’abbondanza uccidono tutto”. Smantelliamo l’idea, tanto cara al mondo civile, che ci vuole tutti fintamente uniti a costituire una società, ripristinando l’antica forma delle Comunità.

Come scriveva Theodore John Kaczynsky, “i rivoluzionari non hanno alcuna speranza se proveranno ad attaccare il sistema senza usare una qualche moderna tecnologia. Dovrebbero perlomeno utilizzare i mezzi di comunicazione per diffondere il loro messaggio.”

Cerchiamo di abbracciare un nuovo punto di vista. La Via è già stata aperta da millenni dai Popoli dell’Umanità Tradizionale: non dobbiamo inventare nulla di nuovo, semplicemente ritornare alla nostra Origine e alla Legge della Natura. Ritornare ad una vita in equilibrio con la Natura significa ripristinare l’equilibrio con noi stessi e tra gli essi umani, e non vi sarà mai un rapporto di equilibrio autentico con il pianeta se non abbandoneremo dominio e conquista nei confronti innanzitutto dell’altro, indipendentemente dalla sua forma. Concludo con le parole di Birgil Kills Straight, del Popolo Tradizionale dei Lakota: l’uomo, purtroppo, con il suo comportamento dissennato e irrispettoso, sta rischiando di rompere [ormai lo ha già rotto, ndr.] il perfetto equilibrio su cui si basa la vita dell’intero universo, sta minando un sistema armonico che esiste da millenni, ma soprattutto sta uccidendo la Madre Terra. […] L’unica speranza di salvezza per il nostro pianeta sta nel mantenere intatto il perfetto equilibrio cosmico dell’universo dove anche la più piccola forma di vita contribuisce a mantenere inalterato e costante l’assetto di un sistema che si basa sul rispetto e la considerazione per tutte le creature, e dove ognuna di esse, dal più piccolo filo d’erba al più grande dei mammiferi, è indispensabile per la stabilità e le giuste proporzioni di questo millenario equilibrio naturale.

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4 risposte a “Occorre davvero lottare contro i cambiamenti climatici?”

  1. Carissimo, purtroppo non condivido quasi nulla di questo articolo . La scienza è ben diversa dalla filosofia e dai ragionamenti antropologici che ho letto in questo articolo . La terra , la nostra amata terra , ha vissuto sempre , ciclicamente , momenti di cambiamento climatico esponenziale ancor prima che l’uomo mettesse piede sulla stessa . Ere glaciali ! Ne sono passate 5 !!! Quindi, per quanto uno voglia/possa cercare di legare il cambiamento climatico alla presenza dell’uomo ed allo sfruttamento della terra , la nostra cara madre terra continuerà a ribellarsi ma al cambiamento della nostra stella chiamata sole ! Ci sono fior di studi in cui si dimostra che il buco dell’ ozono , la CO2 ecc ecc sono palle costruite dall’uomo ad hoc per poter portare acqua al proprio mulino a livello economico e di potenza nei confronti di altri stati . Leggere continuamente che tutto quanto sta accadendo è legato al comportamento umano lo trovo offensivo neo confronti di madre terra e frate sole ! L’inquinamento c’è e bisogna cercare ovviamente di limitarlo , ma non c’entra un emerito nulla con il cambiamento climatico . Quando leggero’ articoli come questo supportati da lavori scientifici redatti da scienziati veri e non economisti , allora un po’ più di credibilità la darò all’articolo . Questo è solo un esercizio “giornalistico” che serve per raccogliere consensi Grazie all’ondata emotiva e non razionale del momento che stiamo vivendo . Ovviamente questo è il mio pensiero

    1. Per prima cosa la ringrazio per aver commentato. Mi fa piacere poter avviare un dibattito e spero di risponderle in modo esaustivo. Probabilmente se dall’articolo si evince questo suo ragionamento, deduco che non sia così chiaro. E la domanda che pongo è: cosa non è chiaro nello specifico? Il Cambiamento Climatico non lo associo al comportamento umano bensì alla visione del mondo che la Civiltà e il processo di Civilizzazione fanno dello stesso. Quella Civiltà che è dedita al dominio, al controllo e al possesso e che, ad esempio, attraverso le catene del ‘lavoro’ e del ‘tempo’ imprigiona le vite di tutti quanti noi. La Civiltà è il problema, non l’inquinamento, la CO2 e simili (che sono semplicemente delle concause normali sorte da una visione errata dei rapporti ecologici. E non entro nel merito di cosa significhi il termine ecologica e l’interazione dei rapporti che tratta) e mi sembra che tutto questo sia espresso abbastanza chiaramente nel testo. La “ribellione” – se mi si concede questo termine – della Madre Terra sta nel continuare la sua vita esattamente come prima, considerando per l’appunto che cambiamenti climatici sono sempre esistiti ma, ahimè, da diecimila anni l’Umanità della Civiltà ne ha senza dubbio distorto i processi “classici”. E questa “ribellione” consiste nel dare un sonoro “schiaffone” all’Umanità della Civiltà affinché comprenda: perché è fuori da qualsiasi ragionevole dubbio che la Terra sia un essere vivente senziente, esattamente come lo sono gli alberi, gli animali e gli esseri umani (e su questo concetto sono stati fatti differenti studi, anche se sono conoscenze e pensieri già detti e tramandati dai Popoli Tradizionali). La chiami come meglio crede: filosofia, spiritualità, antropologia. Io non la chiamo in nessun modo: semplicemente è come deve essere e quello che deve essere! E di tutto questo, mi ripeto, ne parlano grandi esponenti delle tribù dei Popoli dell’Umanità Tradizionale: se non recupereremo l’equilibrio perduto, sarà tutto vano. Concludo con una domanda: lei quindi non si fida degli economisti (e la posso capire, come ci si potrebbe fidare) ma si fida di quella scienza che inventa armi, bombe nucleari, estrae minerali rari per i propri marchingegni tecnologici distruggendo migliaia di ettari di foreste e uccidendo la vita delle “tribù” dei popoli che dalla loro casa non vogliono essere sfrattati? Bello. Ovviamente, questo è il mio pensiero.

  2. Bello scritto. L’unico passo avanti possibile….. e’ un passo indietro. Mi viene in mente lo studio e l’applicazione dell’agopuntura: non c’e’’ nulla che non sia gia stato scritto. E’ solo questione di studiarlo e di capirlo.

    1. Hai perfettamente ragione: l’unico passo avanti possibile è un passo indietro.

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